Borgarello. Chi briga paga

Cancellato con successo il progetto del Centro commerciale che qualcuno voleva edificare a Borgarello (Pavia), giova leggere un breve stralcio – trascritto sul blog “direfarebaciare”a questo link – delle vicende narrate dall’amico Giovanni Giovannetti e pubblicato nel suo libro “Comprati e venduti” (edizioni Effigie, 2013)

Borgarello
I campi salvati dalla speculazione a Borgarello

Ricordi di una Milano sparita

Questa immagine mi scatena mille ricordi di una Piazza del Duomo che non esiste più.

Le “reclame” di Piazza Duomo

Il cuore meneghino pulsava giorno e notte delle mille luci colorate dei neon delle “réclame” che animavano la piazza nelle lunghe notti invernali milanesi.

Pensare di rivederle sfavillare di fronte alla cattedrale oggi è impossibile, ma all’epoca della mia infanzia – negli anni ’60 e ’70 – davano un aspetto molto internazionale alla piazza.

Sembrava di essere in Piccadilly Circus a Londra o nella Fifth Avenue a New York e tutto ciò ci faceva sentire tanto “cittadini del mondo” integrati nel benessere.

Noi e i nostri genitori assaporavamo, anche in questo modo, quel “miracolo economico” tanto pervicacemente da loro voluto e conquistato con il duro lavoro, dopo essersi faticosamente rialzati da una lunga e sanguinosa guerra fratricida.

In quei momenti tutto si poteva giustificare e tollerare in nome del progresso, anche le mille sfavillanti luci colorate delle “réclame” al neon in Piazza del Duomo a Milano…

§ § § § §

1
Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? transocean limited
qui tutto il mondo…
è certo che sarà orgogliosa.
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due volte
la settimana, ma il Signor Praték è molto
esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente – così
nello sgabuzzino lei trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
ufficio a ufficio b ufficio c
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno
adesso che lavori ne hai diritto
molto di più.
S’è lavata nel bagno e poi nel letto
s’è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c’era tutta
come la sera prima – pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangere di compatirsi
ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?
Tira il collo all’indietro ed ecco tutto.2
All’ombra del Duomo, di un fianco del Duomo
i segni colorati dei semafori le polveri idriz elettriche
mobili sulle facciate del vecchio casermone d’angolo
fra l’infelice corso Vittorio Emanuele e Camposanto,
Santa Radegonda, Odeon bar cinema e teatro
un casermone sinistrato e cadente che sarà la Rinascente
cento targhe d’ottone come quella
transocean limited import export company
le nove di mattina al 3 febbraio.
La civiltà si è trasferita al nord
come è nata nel sud, per via del clima,
quante energie distilla alla mattina
il tempo di febbraio, qui in città?
Carla spiuma i mobili
Aldo Lavagnino coi codici traduce telegrammi night letters
una signora bianca ha cominciato i calcoli
sulla calcolatrice svedese.
Sono momenti belli: c’è silenzio
e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
che ha tanto fiato caldo nella bocca
quando dice buongiorno
è questa che decide
e son dei loro
non c’è altro da dire.
E questo cielo contemporaneo
in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto
questo cielo colore di lamiera
sulla piazza a Sesto a Cinisello alla Bovisa
sopra tutti i tranvieri ai capolinea
non prolunga all’infinito
i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli
coperti di lamiera?
È nostro questo cielo d’acciaio che non finge
Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c’è
scampo da noi nella vita.3
Negli uffici s’imparan molte cose
ecco la vera scuola della vita
alcune s’hanno da imparare in fretta
perché vogliono dire saper vivere
la prima entrare nella manica a Praték
che ce l’ha stretta
A Praték gli vanno bene i soldi
e un impiegato mai, perché la fine
del mese i soldi l’impiegato pochi o tanti
li porta via, e lui li guarda coi suoi occhi
acquosi, i soldi, e non gli pare giusto.
A Praték gli van bene anche le donne
e Lidia che era furba lo sapeva
e l’ha passato mica male, il tempo, sullo sgabello della macchina
con le sue cosce grasse.
Ma la moglie coi soldi che è gelosa
vigila sulla serenità delle fanciulle,
Monsieur Praték – in fondo, io sono un filosofo –
non per niente è stato anche in galera
rispetta gli istituti: Lidia parte
entra Carla: può servire che si sappia:
col dottor Pozzi basta un po’ di striscio,
fargli mettere la firma in molti posti.

La ragazza Carla è un poemetto scritto da Elio Pagliarani (Viserba, 25 maggio 1927–Roma, 8 marzo 2012).

Appartiene all’ultima sezione di La ragazza Carla e altre poesie pubblicato da Mondadori nel 1962 ed è un poemetto polimetro di tre capitoli. La protagonista del racconto è la diciassettenne Carla Dondi che vive in una modesta casa della periferia di Milano con la madre vedova che fa la pantofolaia, la sorella Nerina e il cognato Angelo. Carla, frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego presso una grossa ditta commerciale che traffica su ampio mercato internazionale.

Le 3 lezioni di Chernobyl (e di Fukushima)

[energie rinnovabili]

Si può andare incontro alle nuove esigenze energetiche con fiducia solo se siamo informati che il cambiamento climatico ci chiede di aumentare le energie alternative e rinnovabili.
Sono passati 30 anni da quando in Italia si è scelto di cambiare, ma non è stato fatto molto. 30 persi dimenticando quello che successe a Chernobyl, molti non eravate neanche nati o eravate troppo piccoli per rendersi conto di quanto era successo.

La caduta dell’unione sovietica ha poi aggiunto aggiunto oblio sui danni a lungo termine che nessuno ha contabilizzato.

Per chi volesse approfondire, basta leggere – nel post che segue – quanti danni ha causato la sola mancanza di prime informazioni.

Storia di un tesoro italiano perduto: il Gra-car

Scopro con piacere che c’è chi ha voluto condividere la mia foto della signorina Maddalena. Serbo un bel ricordo dei racconti che mi fece.

Qui https://goo.gl/photos/j1DkibxUno9uZFUN8 ci sono altre immagini che immortalai quell’agosto del 2010 e che condivido altrettanto volentieri con tutti coloro amano la Certosa di Pavia e i suoi tesori perduti.

Gradirei solo che gli autori dei blog, quando usano delle foto (anche se di pubblico dominio) avessero il buon gusto di mettere almeno un riferimento all’autore (visto che è conosciuto) e magari un link alla fonte delle foto (http://maurimarzano.blogspot.it/2012/02/gracar-il-liquore-della-certosa.html.

 

La mia foto l’ho vista in questo post: Storia di un tesoro italiano perduto: il Gra-car

L’Italia svenduta

Il governo del Qatar a Milano si è comprato il nuovo quartiere dei grattacieli.

Lì c’è la sede Unicredit e il rivoluzionario condominio chiamato “Bosco verticale”, le due torri residenziali alte più di 111 metri create da Stefano Boeri.

Nessuno sembra preoccuparsene ma in Italia tanti pensano che sia la costruzione di una moschea a creare problemi.

Foibe

Si potrebbe anche distinguere tra le foibe e l’esodo subito con dolore e magari capire che gli infoibati furono anche frutto di regolamenti di conti e non di un piano di pulizia etnica.

Perchè sul numero degli infoibati la storiografia è divisa: “si parla dai 500 ai 50.000 morti”?

Il Cuore Nel Pozzo CASO DI REVISIONISMO MEDIATICO:

http://youtu.be/uArbIvpgu4c via @YouTube

E perché si parla di foibe e non si parla delle rappresaglie naziste in Istria che produsse un numero di morti cinque volte superiore?

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=20327

Dove sta la verità?


Originally posted on direfarebaciare:

“Foibe” italiane

Foibe, lo ricorderò, significa anche pulizia etnica e politica, l’uccisione di persone (e molti erano italiani, in buona parte civili): a centinaia nel 1943 e a migliaia nei mesi di maggio e giugno 1945 in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia per mano dell’esercito titino. Le Foibe, insieme all’esodo dalmata, rappresentano una tragedia sovranazionale a lungo rimossa in Italia, con ampie responsabilità della sinistra, quella comunista in particolare. E bene ha fatto il Governo italiano a decretare il 10 febbraio “Giornata del Ricordo” (Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004), per «ricordare l’orrore delle Foibe, per ricordare queste voragini rocciose utilizzate in seguito alla seconda guerra mondiale per “infoibare” molti italiani, sia fascisti che antifascisti», dunque persone con storie diverse.
Poiché nulla va dimenticato, nemmeno il martirio egualmente agghiacciante delle popolazioni civili nei territori occupati dalle truppe italiane (una fascistissima pagina, vergognosa e criminale, della storia italiana, una vergogna che lambisce e macchia le stesse recenti missioni “di pace”), a quando una giornata anche in ricordo o effimera riparazione dei crimini italiani in Cirenaica, nel Corno d’Africa, in Grecia e nel resto dei Balcani?

Le polemiche artificiose sulla Carta del Coraggio. L’educazione è un’altra cosa.

A chi giovano tutte queste polemiche?
Condivido queste riflessioni.

Per chi volesse leggere il testo integrale ho una scansione del documento originale, e leggerla e vedere tutte le firme delle Scolte e dei Rover che l’hanno votata e sottoscritta. Mi fa capire quanto questo sia un documento molto importante e di alto valore testimoniale.

(Maurizio Marzano)

La Carta del Coraggio della Route Nazionale 2014 OneWay